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Set­tore Non-Profit

06 aprile 2013

La cre­scita del ruolo etico e socio-politico del Terzo Si­stema (chia­mato an­che Terzo Set­tore o set­tore non-profit), in par­ti­co­lare del Vo­lon­ta­riato — e in senso più lato lo svi­luppo delle po­li­ti­che so­li­da­ri­sti­che della co­mu­nità ci­vile a fronte della ri­forma del Wel­fare State — pro­pone ai pro­ta­go­ni­sti dell’azione gra­tuita il nodo della for­ma­zione quale ele­mento chiave per una in­ci­siva pre­senza cul­tu­rale ed ope­ra­tiva nella so­cietà: una pre­senza cioè che tenda a ren­dere sem­pre più qua­li­fi­cato l’intervento nella sfida ai pro­cessi e ai mec­ca­ni­smi socio-economici che ge­ne­rano l’esclusione sociale.

Il no­stro Isti­tuto in­tende for­nire un sup­porto ade­guato al fe­no­meno so­ciale svi­lup­pa­tosi, spe­cie in que­sto ul­timo quin­quen­nio, in Eu­ropa e in Ita­lia e co­sti­tuito dai “nuovi sog­getti po­li­tici” (as­so­cia­zio­ni­smo, coo­pe­ra­zione so­ciale, vo­lon­ta­riato, fon­da­zioni, mo­vi­menti di opi­nione, pa­tro­nati) che com­pon­gono il Terzo Si­stema.
I mo­vi­menti di vo­lon­ta­riato ri­ten­gono oggi che que­sta sia la sfida da vin­cere nel pros­simo de­cen­nio per con­tri­buire ai pro­cessi for­ma­tivi di un sog­getto adulto, ca­pace di cit­ta­di­nanza at­tiva e di un rap­porto pro­so­ciale che pro­muova e sti­moli il senso ci­vico fra le di­verse con­vi­venze e cul­ture, ar­ric­chendo le re­la­zioni di co­mu­nità sul territorio.

Tut­ta­via per af­fer­ma­zione de­gli stessi ope­ra­tori si ri­scon­tra che, alle forti mo­ti­va­zioni ideo­lo­gi­che ed eti­che, al de­si­de­rio di tu­te­lare e pro­muo­vere la sa­lute in senso glo­bale — come sot­to­li­neano le di­chia­ra­zioni della Carta di Ot­tawa dell’OMS — non cor­ri­sponde spesso un’adeguata pre­pa­ra­zione cul­tu­rale, psi­co­lo­gica e giuridico-istituzionale. Que­sta si­tua­zione rende dif­fi­cile ge­stire le di­na­mi­che re­la­zio­nali, ef­fet­tuare una cor­retta ana­lisi del con­te­sto co­mu­ni­ta­rio e ter­ri­to­riale, dei bi­so­gni e delle at­tese, espri­mere le ca­pa­cità ma­na­ge­riali ne­ces­sa­rie per un la­voro di rete or­ga­nico ed ef­fi­cace.
È da que­sto la­voro di rete sul ter­ri­to­rio che di­pende la pos­si­bi­lità di un in­ci­sivo ap­porto al mu­ta­mento dello status-quo nei rap­porti fra le per­sone, e fra le per­sone e i corpi in­ter­medi, con le isti­tu­zioni, in una ot­tica di “eco­lo­gia so­ciale”. Li­mi­tarsi in­fatti ad un pro­getto di pura in­ge­gne­ria isti­tu­zio­nale non sem­bra in­fatti ef­fi­cace per mu­tare la qua­lità della vita e pro­muo­vere la solidarietà.

La crisi for­ma­tiva non ri­guarda sol­tanto i cit­ta­dini che si ren­dono di­spo­ni­bili per un ser­vi­zio di so­li­da­rietà, ma in modo ugual­mente ri­le­vante gli ope­ra­tori pub­blici, i pro­fes­sio­ni­sti, il cui ag­gior­na­mento è stato pres­so­ché ab­ban­do­nato dallo Stato nell’ultimo decennio.

Per ap­pro­fon­dire: Vo­lon­ta­riato e Terzo Set­tore, l’offerta