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Pro­mo­zione della Salute

06 aprile 2013

La for­ma­zione in psi­co­lo­gia della sa­lute: una breve pa­no­ra­mica sul campo

Di Al­berto Zuc­coni, Ph. D. (IACP, 1995)

Ori­gine e de­fi­ni­zione della psi­co­lo­gia della salute

 Nel campo della psi­co­lo­gia, la psi­co­lo­gia della sa­lute è la nuova ar­ri­vata ed il suo svi­luppo è stato ca­rat­te­riz­zato da grande di­na­mi­smo. La data di na­scita della psi­co­lo­gia della sa­lute, al­meno de­fi­nita come tale, viene fatta ri­sa­lire uf­fi­cial­mente al 1977 al­lor­ché venne co­sti­tuita la se­zione di Health Psy­cho­logy della Ame­ri­can Psy­cho­lo­gi­cal As­so­cia­tion (APA), se­zione che ha vis­suto una ra­pi­dis­sima cre­scita nel nu­mero dei suoi mem­bri, tale da sor­pas­sare per­sino la po­po­losa se­zione di psi­co­lo­gia cli­nica. Il primo Sim­po­sio In­ter­na­zio­nale di Psi­co­lo­gia della Sa­lute fu te­nuto all’Avana (Cuba) nel 1984 e da al­lora que­sto campo ha avuto una cre­scita pra­ti­ca­mente espo­nen­ziale. At­tual­mente la de­fi­ni­zione uf­fi­ciale adot­tata dalla APA, è quella for­mu­lata da Ma­ta­razzo (1980): “La psi­co­lo­gia della sa­lute è l’insieme dei con­tri­buti spe­ci­fici (scien­ti­fici, pro­fes­sio­nali e for­ma­tivi) della di­sci­plina psi­co­lo­gica, in­di­riz­zati alla pro­mo­zione e al man­te­ni­mento della sa­lute, alla pre­ven­zione e trat­ta­mento della ma­lat­tia e all’identificazione dei cor­re­lati ezio­lo­gici, dia­gno­stici della sa­lute, della ma­lat­tia e delle di­sfun­zioni as­so­ciate e all’analisi e al mi­glio­ra­mento del si­stema sa­ni­ta­rio e di ela­bo­ra­zione delle po­li­ti­che della salute”.

Na­tu­ral­mente ben prima che fosse co­niata la de­fi­ni­zione di psi­co­lo­gia della sa­lute già la scienza psi­co­lo­gica ve­niva ap­pli­cata alle pro­ble­ma­ti­che della sa­lute e del si­stema sa­ni­ta­rio; tali at­ti­vità ve­ni­vano de­fi­nite sotto il ter­mine di me­di­cina com­por­ta­men­tale e il la­voro di psi­co­logi so­ciali, fo­ca­liz­zato sullo stu­dio e su­gli in­ter­venti nelle at­ti­tu­dini re­la­tive alla sa­lute e alla ma­lat­tia, portò ad adot­tare il ter­mine di psi­co­lo­gia me­dica. Ma tutte que­ste de­fi­ni­zioni ave­vano lo svan­tag­gio di man­te­nere gli psi­co­logi in un ruolo se­con­da­rio ri­spetto a quello dei medici.

Prin­ci­pali cause dello svi­luppo della psi­co­lo­gia della salute

Sono state for­mu­late molte ipo­tesi circa la ra­gione del ra­pido svi­luppo della psi­co­lo­gia della sa­lute. Gen­try (1984) mo­tiva que­sta ra­gione con la di­mi­nuita fi­du­cia del pub­blico verso il mo­dello bio­me­dico tra­di­zio­nale il quale si è ri­ve­lato in­sod­di­sfa­cente nel for­nire ade­guate spie­ga­zioni dei pro­cessi di sa­lute e ma­lat­tia. D’altra parte le ma­lat­tie cro­ni­che, con­nesse con gli stili di vita, hanno so­sti­tuito quelle in­fet­tive come cause prin­ci­pali di ma­lat­tia e morte; se­condo al­cuni il 50% delle morti pre­ma­ture è do­vuto a stili di vita dan­nosi (Mi­chael, 1982).
La ri­cerca nelle scienze del com­por­ta­mento ha fatto dei pro­gressi ed evi­den­zia le pos­si­bi­lità di in­ter­vento ef­fi­cace della psi­co­lo­gia della sa­lute. Inol­tre le per­sone sono sem­pre più in­te­res­sate alla qua­lità della vita e alla pre­ven­zione delle ma­lat­tie, men­tre in tutte le na­zioni del mondo i co­sti del si­stema sa­ni­ta­rio sono in cre­scita espo­nen­ziale ed as­sor­bono una quota per­cen­tuale cre­scente del PIL (Pro­dotto Na­zio­nale Lordo): ad esem­pio ne­gli Stati Uniti la spesa sa­ni­ta­ria at­tual­mente su­pera l’11%, men­tre in Ita­lia gli ul­timi dati mo­strano una spesa per il 1991 di 91.609 mi­liardi pari al 6,4% del no­stro PIL (Con­si­glio Sa­ni­ta­rio Na­zio­nale, 1993).

Se que­sti co­sti ap­pa­iono ri­le­vanti, ben mag­giore è in ef­fetti la di­men­sione dell’impatto eco­no­mico ne­ga­tivo do­vuto alla per­dita di pro­dut­ti­vità de­ri­vante dalla man­canza di pre­ven­zione e di pro­mo­zione della sa­lute. Ad esem­pio Pel­let­tier (1977) af­ferma che dal 50 all’80% delle ma­lat­tie è da porre in re­la­zione con li­velli di stress ec­ces­sivo: è stato in­fatti cal­co­lato che il 25% dei la­vo­ra­tori ne­gli Stati Uniti sof­frono di stress ec­ces­sivo e che il co­sto per la na­zione è di circa 150 mi­liardi di dol­lari all’anno (Al­bre­cht, 1979). Kearns (1986) af­ferma che il 60% delle as­senze dal la­voro in In­ghil­terra è pro­vo­cato da pro­ble­ma­ti­che con­nesse con lo stress e che hanno come con­se­guenza il fatto che 100 mi­lioni di ore la­vo­ra­tive sono per­dute ogni anno. Nel 1990 in In­ghil­terra il danno eco­no­mico ri­sul­tante dalle ma­lat­tie ed in­ci­denti sul la­voro è stato cal­co­lato tra gli 11 ai 16 mi­liardi di ster­line, pari ad una per­cen­tuale dal 2 al 3% del pro­dotto na­zio­nale lordo (Da­vies e Tea­sdale, 1994). Il go­verno sve­dese ha cal­co­lato che nel 1987 la spesa pub­blica per ma­lat­tie la­vo­ra­tive che po­te­vano es­sere pre­ve­nute, su una po­po­la­zione la­vo­ra­tiva di 4,3 mi­lioni di in­di­vi­dui, è stata pari a 6 mi­liardi di dol­lari (Levi, 1992).

La spesa per la pro­mo­zione della sa­lute si ri­vela così non un puro co­sto ma un in­ve­sti­mento: pro­muo­vere la sa­lute si tra­duce di fatto nella pro­spe­rità dell’organizzazione o della na­zione che la pone in atto (Zuc­coni, 1994). In par­ti­co­lare le ini­zia­tive nel campo della pro­mo­zione della sa­lute hanno di­mo­strato che è pos­si­bile ot­te­nere un rap­porto po­si­tivo costi-benefici nella sua ap­pli­ca­zione nei luo­ghi di la­voro (Zuc­coni, 1994; Fiel­ding, 1990). Ad esem­pio è stato cal­co­lato in al­cuni studi con­dotti ne­gli Stati Uniti che per ogni dol­laro in­ve­stito ben 1,45 dol­lari sono stati ri­spar­miati in co­sti sa­ni­tari (Mal­zon e Lind­say, 1991).
A par­tire da­gli anni set­tanta i re­spon­sa­bili della sa­lute delle va­rie na­zioni e l’Organizzazione Mon­diale della Sa­nità hanno sen­tito il bi­so­gno di con­cen­trare la loro at­ten­zione e i loro sforzi nella ela­bo­ra­zione di ri­spo­ste ade­guate a que­sta pre­oc­cu­pante si­tua­zione. L’OMS ha de­li­neato le stra­te­gie nel pro­gramma “Sa­lute per tutti per l’anno 2000″, ema­nato nel 1984 per le na­zioni eu­ro­pee e in cui si sot­to­li­nea la ne­ces­sità di azioni spe­ci­fi­che tese a rea­liz­zarle (OMS, 1985):

  • equità;
  • en­fasi sulla pro­mo­zione della sa­lute e la pre­ven­zione delle ma­lat­tie, per dare alla gente un senso po­si­tivo della sa­lute come ca­pa­cità di svi­lup­pare pie­na­mente il loro po­ten­ziale fi­sico, men­tale ed emozionale;
  • ne­ces­sità che le co­mu­nità lo­cali siano ben in­for­mate e pie­na­mente partecipanti;
  • ne­ces­sità di coo­pe­ra­zione e coor­di­na­mento in­ter­set­to­riale di tutti i set­tori interessati;
  • fo­ca­liz­za­zione del si­stema sa­ni­ta­rio na­zio­nale sul for­nire un’assistenza sa­ni­ta­ria pri­ma­ria che sod­di­sfi i bi­so­gni ba­si­lari di ogni co­mu­nità lo­cale at­tra­verso l’erogazione di ser­vizi più vi­cini pos­si­bile a dove le per­sone vi­vono e lavorano;
  • coo­pe­ra­zione in­ter­na­zio­nale sui pro­blemi che tra­scen­dono le fron­tiere nazionali.

Nel 1986, la prima con­fe­renza in­ter­na­zio­nale svol­tasi ad Ot­tawa, Ca­nada, ha for­mu­lato le se­guenti strategie:

  • crea­zione di po­li­ti­che na­zio­nali di pro­mo­zione della salute;
  • far sì che gli am­bienti in cui si vive e la­vora siano luo­ghi dove la sa­lute viene promossa;
  • raf­for­zare l’azione locale;
  • aiu­tare i cit­ta­dini a svi­lup­pare le ca­pa­cità per­so­nali per pro­muo­vere in prima per­sona la pro­pria sa­lute e pro­prio benessere;
  • rio­rien­tare i ser­vizi sa­ni­tari fo­ca­liz­zan­doli sulla pro­mo­zione della salute.

Le azioni tese a pro­muove la sa­lute dei cit­ta­dini si sono mol­ti­pli­cate ne­gli ul­timi 15 anni sia nel set­tore pub­blico che in quello pri­vato, in­cre­men­tando di con­se­guenza l’impiego di psi­co­logi della sa­lute nei vari settori.

Molte na­zioni hanno va­rato po­li­ti­che di pro­mo­zione della sa­lute. Tra quelle che si di­stin­guono per aver svi­lup­pato una le­gi­sla­zione e dei pro­grammi par­ti­co­lar­mente in­no­va­tivi in que­sto campo sono de­gne di nota la Sve­zia, la Fin­lan­dia, la Da­ni­marca, la Nor­ve­gia, l’Inghilterra, l’Austria, gli Stati Uniti, il Ca­nada e l’Australia. An­che i sin­da­cati sono stati un ele­mento im­por­tante per la rea­liz­za­zione delle po­li­ti­che di pro­mo­zione della sa­lute e spesso essi sono stati gli ini­zia­tori di tali pro­grammi nei luo­ghi di la­voro: casi de­gni di nota sono pre­senti ne­gli Stati Uniti, Sve­zia e Olanda (Zuc­coni, 1994).

An­che i da­tori di la­voro stanno cam­biando l’ottica con cui guar­dano alla sa­lute dei loro di­pen­denti: così come nes­suno du­bita dell’assoluta ne­ces­sità di in­ve­stire ri­sorse per la ma­nu­ten­zione de­gli im­pianti pro­dut­tivi, ugual­mente ci si co­min­cia a ren­dere conto che è es­sen­ziale per le aziende rea­liz­zare una ef­fi­cace “ma­nu­ten­zione” del pro­prio ca­pi­tale umano.

Le aziende sane pro­muo­vono la sa­lute e il be­nes­sere dei pro­pri dipendenti,e gra­zie alla ri­ca­duta po­si­tiva di tali azioni pro­muo­vono la pro­dut­ti­vità, il pro­fitto e la pro­pria com­pe­ti­ti­vità sui mer­cati. Le aziende mal­sane in­vece igno­rano nei fatti la con­nes­sione tra sa­lute dei di­pen­denti e pro­dut­ti­vità. Sesso per tale ce­cità esse con­tri­bui­scono a creare e a man­te­nere alti li­velli di stress e ma­lat­tia nella loro forza la­voro. Que­sto si ri­flette in una mi­nore ef­fi­cienza della strut­tura or­ga­niz­za­tiva e in una di­mi­nu­zione della pro­dut­ti­vità.
Ne­gli Stati Uniti un’indagine con­dotta dall’Office of Di­sease Pre­ven­tion and Health Pro­mo­tion del U.S. Pu­blic Health Ser­vice ha ri­le­vato che il 66% dei luo­ghi di la­voro con più di 50 la­vo­ra­tori ha al­meno un’attività di pro­mo­zione della sa­lute e che in In­ghil­terra circa il 20% dei luo­ghi di la­voro of­fre pro­grammi ai pro­pri di­pen­denti (Mal­zon e Lind­say, 1991).
La stessa in­da­gine rea­liz­zata per l’OMS da Mal­zon e Lind­say (1991) me­diante l’invio di que­stio­nari a grandi aziende di 34 na­zioni eu­ro­pee ri­vela uno sce­na­rio con­trad­di­stinto da un’alta at­ti­vità di pro­grammi di pro­mo­zione della sa­lute presso grandi aziende sta­tali pre­senti nelle na­zioni più ric­che con la­vo­ra­tori pre­va­len­te­mente di sesso ma­schile, men­tre ri­scon­tra il mi­nor li­vello di at­ti­vità in aziende pri­vate di mi­nori di­men­sioni pre­senti in na­zioni eu­ro­pee meno pro­spere ove lo stato non sov­ven­ziona tali at­ti­vità.
Se le ini­zia­tive ci­tate sono state de­ter­mi­nanti per l’affermazione della psi­co­lo­gia della sa­lute, an­che al­tre va­ria­bili sono da te­nere in con­si­de­ra­zione, in par­ti­co­lare per com­pren­dere la sua di­ver­si­fi­ca­zione. Stone (1990) sot­to­li­nea l’importanza di aver de­fi­nito le ap­pli­ca­zioni della teo­ria e pra­tica psi­co­lo­gica in que­sto set­tore come spe­ci­fi­che del campo della psi­co­lo­gia della sa­lute.
Al­tret­tanto im­por­tanti sono al­cuni ele­menti re­la­tivi alla rea­liz­za­zione delle con­di­zioni per l’attuazione della psi­co­lo­gia nelle di­verse na­zioni. La di­spo­ni­bi­lità di una na­zione ad ac­cet­tare la psi­co­lo­gia della sa­lute è in­fluen­zata dalla sto­ria non­ché dal ri­lievo che la psi­co­lo­gia è riu­scita ad ac­qui­sire in quella na­zione: ove la psi­co­lo­gia si è af­fer­mata come pro­fes­sione in­di­pen­dente ed ove la ri­cerca e l’erogazione di ser­vizi non sono do­mi­nati dalla me­di­cina e dalla psi­chia­tria, la psi­co­lo­gia della sa­lute sem­bra es­sere in grado di con­se­guire una ra­pida af­fer­ma­zione. Stati Uniti, Ca­nada, Sve­zia, Fin­lan­dia, Nor­ve­gia e Ger­ma­nia sono esempi di na­zioni dove lo sta­tus della psi­co­lo­gia come scienza e come pro­fes­sione af­fer­mata, e in­di­pen­dente dalla pro­fes­sione me­dica, ha fa­vo­rito l’affermarsi della psi­co­lo­gia della salute.

L’affermarsi della psi­co­lo­gia della sa­lute è fa­ci­li­tato in quelle na­zioni che hanno una buona tra­di­zione di ri­cerca in psi­co­lo­gia della sa­lute; tra que­ste la Sve­zia con il pre­sti­gioso Ka­ro­lin­ska In­sti­tute noto per le ri­cer­che sullo stress, la Fin­lan­dia, la Ger­ma­nia e l’Inghilterra. D’altro canto il fatto che in In­ghil­terra la psi­co­lo­gia cli­nica sia in­te­grata nei ser­vizi di me­di­cina ge­ne­rale è un fat­tore che ral­lenta l’affermarsi della psi­co­lo­gia della sa­lute come campo a se stante.
Na­zioni dove la psi­co­lo­gia sta avendo no­te­vole svi­luppo ri­spetto al pas­sato, come ad esem­pio la Spa­gna e il Por­to­gallo, mo­strano un pro­met­tente fer­mento an­che nell’ambito della psi­co­lo­gia della sa­lute.
In Ita­lia la psi­co­lo­gia della sa­lute si deve an­cora af­fer­mare: non esi­stono in­fatti ri­vi­ste scien­ti­fi­che de­di­cate ad essa, le ap­pli­ca­zioni sul campo sono an­cora scarse e at­tual­mente gli psi­co­logi pos­sono ac­ce­dere sol­tanto ad un corso di per­fe­zio­na­mento an­nuale in psi­co­lo­gia della sa­lute of­ferto dalla fa­coltà di psi­co­lo­gia dell’Università “La Sa­pienza” di Roma.
In Ame­rica La­tina lo svi­luppo è di tipo in­ter­na­zio­nale piut­to­sto che che na­zio­nale. Ciò gra­zie alla forte in­fluenza della So­cietà In­te­ra­me­ri­cana di Psi­co­lo­gia (ISP) at­tiva sin dal 1951 e alla larga cir­co­la­zione di ri­vi­ste pro­fes­sio­nali quali la Re­vi­sta La­ti­noa­me­ri­cana de Psi­co­lo­gia. Una “task force” per la psi­co­lo­gia della sa­lute è stata at­tiva sin dal 1982 per fa­ci­li­tare la co­mu­ni­ca­zione e gli scambi di espe­rienze tra gli psi­co­logi la­ti­noa­me­ri­cani (Ma­rin e Da­vid, 1988).
Tra le na­zioni che hanno po­sto un’enfasi nella pro­mo­zione della sa­lute a li­vello di co­mu­nità lo­cali si di­stin­guono l’India, il Mes­sico, il Co­sta Rica e Cuba. Cuba è la na­zione che sem­bra aver rea­liz­zato ne­gli ul­timi 25 anni una pre­senza de­gli psi­co­logi in tutti i li­velli della so­cietà e del si­stema sa­ni­ta­rio. Que­sta realtà è stata stu­diata ed ana­liz­zata da Garcia-Averasturi (1980 e 1985) e Kri­stian­sen e So­der­strom (1990) che nei loro rap­porti sot­to­li­neano la grande espan­sione ot­te­nuta dalla psi­co­lo­gia della sa­lute a Cuba. Essi evi­den­ziano come gli psi­co­logi della sa­lute in que­sta na­zione in via di svi­luppo, che aveva nel 1985 uno psi­co­logo ed uno psi­co­me­tri­sta per ogni 7750 abi­tanti (MINSAP, 1985), siano fo­ca­liz­zati nell’applicazione del pa­ra­digma bio-psico-sociale nell’affrontare le prio­rità con­cer­nenti la pro­mo­zione della sa­lute, la pre­ven­zione delle ma­lat­tie, la con­su­lenza, il trat­ta­mento, la ria­bi­li­ta­zione, la ri­cerca e l’educazione.
Nelle na­zioni in via di svi­luppo del con­ti­nente afri­cano il nu­mero de­gli psi­co­logi è molto esi­guo e non ri­sulta che vi siano at­ti­vità de­gne di nota in que­sto campo.

La for­ma­zione in psi­co­lo­gia della salute

Tra i vari fat­tori ne­ces­sari per lo svi­luppo della psi­co­lo­gia della sa­lute la di­spo­ni­bi­lità di pro­grammi di ad­de­stra­mento è di no­te­vole ri­le­vanza. Fino ad ora la mag­gio­ranza de­gli psi­co­logi che la­vora in que­sto campo pro­viene dalla ri­cerca, ha un in­te­resse per­so­nale per le te­ma­ti­che della sa­lute op­pure è co­sti­tuita da psi­co­logi cli­nici che ap­pli­cano i loro stru­menti di in­ter­vento nel campo sa­ni­ta­rio (Me­thorst, Jan­sen e Ker­khof, 1990). Per l’affermazione di una di­sci­plina in­di­pen­dente è in­vece im­por­tante che in un tempo ra­gio­ne­vole si possa per­ve­nire ad un’offerta di ad­de­stra­mento pro­fes­sio­nale qua­li­fi­cata.
Le of­ferte di trai­ning do­vranno ri­spet­tare i bi­so­gni spe­ci­fici delle sin­gole si­tua­zioni na­zio­nali ma nello stesso tempo sa­rebbe au­gu­ra­bile una stan­dar­diz­za­zione sui de­no­mi­na­tori co­muni e sul con­trollo della qua­lità delle of­ferte for­ma­tive.
Come era già av­ve­nuto a Boul­der in Co­lo­rado nel 1949 con la con­fe­renza sui trai­ning in psi­co­lo­gia cli­nica, la se­zione di psi­co­lo­gia cli­nica dell’American Psy­cho­lo­gi­cal As­so­cia­tion or­ga­nizzò nel 1983 una wor­king con­fe­rence sui trai­ning in psi­co­lo­gia della sa­lute, la quale ela­borò le li­nee guida per lo svi­luppo dei pro­grammi di formazione.

Me­diante tali li­nee guida fu­rono enun­ciati i se­guenti prin­cipi di riferimento:

  • ap­pare de­si­de­ra­bile of­frire due tipi di­stinti di spe­cia­liz­za­zione: uno di ri­cerca e l’altro ap­pli­ca­tivo, come del re­sto è av­ve­nuto per lo svi­luppo della psi­co­lo­gia clinica;
  • le isti­tu­zioni che of­frono trai­ning in psi­co­lo­gia della sa­lute deb­bono avere ri­sorse suf­fi­cienti ad as­si­cu­rare che gli stu­denti ri­ce­vano una for­ma­zione ap­pro­fon­dita e non li­mi­tata ad un solo orien­ta­mento teo­rico o ad un’unica metodologia;
  • la for­ma­zione deve in­clu­dere, ol­tre alle co­no­scenze di base della psi­co­lo­gia, le co­no­scenze sulle de­ter­mi­nanti so­ciali, bio­lo­gi­che e psi­co­lo­gi­che della sa­lute e della malattia;
  • la for­ma­zione deve in­clu­dere nelle espe­rienze e nel con­te­nuto dei corsi un’enfasi sull’importanza che le va­rie ca­rat­te­ri­sti­che (cul­tu­rali, et­ni­che, ses­suali, di età, di stili di vita, ecc.) as­su­mono nell’ambito dell’erogazione e della frui­zione dei ser­vizi del si­stema sanitario;
  • la for­ma­zione deve of­frire una in­te­gra­zione di teo­ria e pra­tica che in­cluda la pos­si­bi­lità di ese­guire ri­cer­che sotto la su­per­vi­sione di ri­cer­ca­tori al­ta­mente qualificati;
  • la for­ma­zione deve en­fa­tiz­zare l’importanza della me­to­do­lo­gia della ri­cerca, ed in­clu­dere ol­tre la me­to­do­lo­gia usual­mente im­pie­gata da­gli psi­co­logi an­che ap­pro­priati me­todi biostatistici;
  • la for­ma­zione deve porre en­fasi e creare le com­pe­tenze per una ef­fi­cace col­la­bo­ra­zione interdisciplinare;
  • la for­ma­zione deve ren­dere con­sa­pe­vole lo psi­co­logo della sa­lute del suo po­ten­ziale di im­patto sulle strut­ture sa­ni­ta­rie, gli utenti, le loro fa­mi­glie, ecc.;
  • la for­ma­zione deve in­clu­dere gli aspetti etici, le­gali e professionali;
  • la for­ma­zione deve for­nire la co­no­scenze dell’organizzazione sa­ni­ta­ria e delle po­li­ti­che della salute;
  • la for­ma­zione deve in­clu­dere l’acquisizione di ca­pa­cità di dia­gnosi, con­su­lenza e trattamento;
  • la for­ma­zione de­gli psi­co­logi della sa­lute, che of­fri­ranno in prima per­sona ser­vizi sa­ni­tari a in­di­vi­dui o gruppi, deve in­clu­dere al­meno un anno ad­di­zio­nale d’internato, nell’ambito di un pro­gramma in­ter­di­sci­pli­nare di for­ma­zione in un ser­vi­zio sa­ni­ta­rio che of­fra ser­vizi nei campi della sa­lute fi­sica e mentale;
  • i re­spon­sa­bili dell’internato deb­bono es­sere prin­ci­pal­mente de­gli psi­co­logi della sa­lute ben qua­li­fi­cati nell’offerta di ser­vizi pro­fes­sio­nali di psi­co­lo­gia della sa­lute (Stone 1983, pag. 15–17).

Le in­for­ma­zioni det­ta­gliate sui pro­grammi di for­ma­zione in psi­co­lo­gia della sa­lute sono an­cora re­la­ti­va­mente scarse. Que­sto è do­vuto al fatto che il campo è re­la­ti­va­mente nuovo, e cer­ta­mente la dis­se­mi­na­zione di esau­rienti in­for­ma­zioni sui per­corsi for­ma­tivi sa­rebbe au­spi­ca­bile per lo svi­luppo di que­sto set­tore.
Dati in­te­res­santi emer­gono da un’indagine con­dotta da Me­thorst, Jan­sen e Ker­khof (1990). L’indagine è stata rea­liz­zata a se­guito della de­ci­sione dell’Università di Leida in Olanda di tra­sfor­mare il pro­prio pro­gramma di spe­cia­liz­za­zione in psi­co­lo­gia cli­nica in un pro­gramma di psi­co­lo­gia della sa­lute. Le na­zioni prese in con­si­de­ra­zione sono quelle del Nord Ame­rica, dell’Europa, la Nuova Ze­landa e l’Australia e sono state scelte ad esclu­sione di al­tre poi­ché ri­te­nute com­pa­ra­bili a li­vello cul­tu­rale e dei fon­da­menti della psi­co­lo­gia.
Gli au­tori dell’indagine af­fer­mano che at­tual­mente solo gli Stati Uniti ed il Ca­nada hanno dei pro­grammi ve­ra­mente spe­cia­liz­zati in psi­co­lo­gia della sa­lute (a un li­vello con­fron­ta­bile con il dot­to­rato di ri­cerca o la spe­cia­liz­za­zione in psi­co­lo­gia cli­nica esi­stenti in Ita­lia), men­tre in Eu­ropa la for­ma­zione in psi­co­lo­gia della sa­lute è ge­ne­ral­mente an­cora parte della for­ma­zione in psi­co­lo­gia cli­nica.
Dalla in­da­gine emerge una certa so­vrap­po­si­zione tra i corsi di for­ma­zione in psi­co­lo­gia cli­nica e quelli di psi­co­lo­gia della sa­lute (vedi scheda). Tale so­vrap­po­si­zione è giu­sti­fi­cata al­meno in parte dai bi­so­gni for­ma­tivi dei due pro­fili pro­fes­sio­nali; i corsi di for­ma­zione in psi­co­lo­gia della sa­lute danno mag­giore en­fasi, come pre­ve­di­bile, a ma­te­rie quali i com­por­ta­menti a ri­schio, la pre­ven­zione pri­ma­ria e delle ri­ca­dute, la ria­bi­li­ta­zione e la sa­nità pub­blica.
È da no­tare che que­sti corsi ne­gli Stati Uniti e nel Ca­nada sono pre­senti nella for­ma­zione de­gli psi­co­logi della sa­lute e non in quella de­gli psi­co­logi cli­nici. Que­sto evi­den­zia come an­cora in Eu­ropa, in Nuova Ze­landa ed Au­stra­lia gli psi­co­logi della sa­lute non siano an­cora ben dif­fe­ren­ziati da­gli psi­co­logi cli­nici per quanto con­cerne la loro for­ma­zione. Que­sto aspetto è da te­nere in con­si­de­ra­zione se si vuole fa­vo­rire l’emergere di quella dello psi­co­logo della sa­lute come una pro­fes­sione chia­ra­mente distinta.

MATERIE DI STUDIO PRESENTI NELLA
FORMAZIONE DEGLI PSICOLOGI CLINICI
E DEGLI PSICOLOGI DELLA SALUTE IN 17 NAZIONI

Ma­te­ria Pro­grammi di psi­co­lo­gia della salute Pro­grammi di psi­co­lo­gia clinica
Psi­co­pa­to­lo­gia 7 13
Psi­co­dia­gno­stica 7 13
Neu­ro­psi­co­lo­gia 6 11
Pro­ce­dure di valutazione 8 12
Com­por­ta­menti a rischio 5 2
Ri­cerca 8 12
Te­ma­ti­che etico-professionali 6 8
Pre­ven­zione primaria 6 2
Pre­ven­zione delle ricadute 7 4
Ria­bi­li­ta­zione 9 7
Sa­nità pubblica 6 3
In­ter­venti clinici 6 13

Ma­ta­razzo (1987) af­ferma che in realtà esi­ste una sola psi­co­lo­gia e le spe­cia­liz­za­zioni non sono che le sue di­verse ap­pli­ca­zioni in are di­verse; gli psi­co­logi, siano essi cli­nici, spe­ri­men­tali o psi­co­logi della sa­lute, sono tutti for­mati se­guendo lo stesso cur­ri­cu­lum di base e che tali co­no­scenze sono poi ap­pli­cate nelle di­verse aree. Per Ma­ta­razzo quindi la psi­co­lo­gia della sa­lute è at­tual­mente psi­co­lo­gia “ge­ne­rica” ap­pli­cata all’area della sa­lute. Egli co­mun­que so­stiene che in fu­turo la psi­co­lo­gia della sa­lute po­trà es­sere ri­co­no­sciuta come spe­cia­liz­za­zione a tutti gli ef­fetti se sa­prà do­tarsi dei se­guenti re­qui­siti (Ma­ta­razzo, 1987):

  • Pre­senza di as­so­cia­zioni na­zio­nali e in­ter­na­zio­nali di psi­co­lo­gia della salute
  • Un va­sto nu­mero di ri­vi­ste scien­ti­fi­che di psi­co­lo­gia della salute
  • Il ri­co­no­sci­mento da parte de­gli al­tri psi­co­logi e da parte di al­tre pro­fes­sioni (me­dici, ecc..) che i con­te­nuti, le me­to­do­lo­gie e le ap­pli­ca­zioni della psi­co­lo­gia della sa­lute sono so­stan­zial­mente di­verse dalle loro
  • Lo svi­luppo di pro­grammi di spe­cia­liz­za­zione e lo svi­luppo di ca­pa­cità e pro­ce­dure spe­ci­fi­che della psi­co­lo­gia della sa­lute e so­stan­zial­mente di­verse da quelle ine­renti ad al­tre aree della psicologia
  • Il ri­co­no­sci­mento dell’esistenza del campo della psi­co­lo­gia della sa­lute da parte delle agen­zie go­ver­na­tive che ero­gano i fondi per la ricerca
  • La crea­zione di di­par­ti­menti di psi­co­lo­gia della salute
  • L’accettazione da parte dei lau­reati in psi­co­lo­gia e dei lau­reati in al­tre di­sci­pline dell’esistenza di psi­co­logi spe­cia­liz­zati in psi­co­lo­gia della sa­lute chia­ra­mente dif­fe­ren­ziati da­gli psi­co­logi spe­cia­liz­zati in psi­co­lo­gia cli­nica o altro
  • Ri­co­no­sci­mento della spe­cia­liz­za­zione post-lauream in psi­co­lo­gia della sa­lute da parte de­gli or­gani competenti.

Ma­ta­razzo (1987) of­fre una in­te­res­sante ana­lisi della so­cio­lo­gia del pro­cesso di svi­luppo e dell’affermazione delle nuove pro­fes­sioni. Va te­nuto pre­sente che il mo­dello pro­po­sto da Ma­ta­razzo si ri­fe­ri­sce alla realtà sta­tu­ni­tense, la quale dif­fe­ri­sce per al­cuni aspetti dalla realtà di al­tre na­zioni: ad esem­pio ne­gli Stati Uniti il ri­co­no­sci­mento dei pro­grammi delle uni­ver­sità sta­tali e pri­vate non è fatto dallo Stato (che tra l’altro ne­gli U.S.A. è una fe­de­ra­zione di stati) ma da agen­zie di ac­cre­di­ta­mento privato.

Ecco in breve l’analisi di Matarazzo:

  • In un or­dine pro­fes­sio­nale, in una pro­fes­sione o in una di­sci­plina emer­gono nuove co­no­scenze o ca­pa­cità d’intervento specifiche;
  • Al­cuni mem­bri di tale di­sci­plina ini­ziano ad ap­pli­care le nuove ca­pa­cità e da que­ste ap­pli­ca­zioni emer­gono nuove conoscenze;
  • I mem­bri della disciplina-madre ini­ziano a fare ri­fe­ri­mento ai mem­bri che hanno svi­lup­pato le nuove capacità;
  • Ven­gono creati nuovi pro­grammi for­ma­tivi a li­vello uni­ver­si­ta­rio, all’interno dei quali viene av­viato l’insegnamento delle nuove ca­pa­cità, le quali si con­so­li­dano gra­zie a tale processo;
  • Man mano che le nuove co­no­scenze e le ca­pa­cità d’intervento si con­so­li­dano ven­gono create nuove as­so­cia­zioni pro­fes­sio­nali a li­vello lo­cale e nazionale;
  • Sor­gono nuovi di­par­ti­menti uni­ver­si­tari in­di­pen­denti, a li­vello am­mi­ni­stra­tivo, dal di­par­ti­mento originario;
  • I di­plo­mati nei nuovi di­par­ti­menti uni­ver­si­tari de­fi­ni­scono pa­ra­me­tri e pro­ce­dure di au­to­cer­ti­fi­ca­zione; i vari pro­grammi ac­ca­de­mici pre­senti in una na­zione av­viano delle mi­sure in­for­mali di accreditamento;
  • Sor­gono nuove ri­vi­ste scien­ti­fi­che e pro­fes­sio­nali in­te­ra­mente de­di­cate alla nuova area emergente;
  • Pro­grammi di for­ma­zione post-lauream ven­gono of­ferti a li­vello ac­ca­de­mico e si fo­ca­liz­zano sull’insegnamento di una va­sta gamma di ca­pa­cità di in­ter­vento su clienti e pro­blemi di­versi da quelli trat­tati dalla disciplina-madre;
  • Le fi­gure pre­mi­nenti nella nuova di­sci­plina creano un or­ga­ni­smo na­zio­nale ed ini­ziano la cer­ti­fi­ca­zione de­gli spe­cia­li­sti nella nuova disciplina;
  • Pa­ral­le­la­mente viene ini­ziato il ri­co­no­sci­mento for­male dei pro­grammi di for­ma­zione nella nuova spe­cia­liz­za­zione da parte de­gli or­gani competenti;
  • Viene con­se­guito il ri­co­no­sci­mento uf­fi­ciale nella nuova spe­cia­liz­za­zione, nell’ambito della sa­nità pub­blica, per gli espo­nenti della nuova di­sci­plina che ope­rano nel si­stema sanitario;
  • I ri­cer­ca­tori della nuova di­sci­plina ot­tengo fondi per la ri­cerca dalle agen­zie sta­tali per la ri­cerca come ri­co­no­sci­mento for­male della nuova disciplina;
  • Nei tri­bu­nali il ruolo di esperti-testimoni in que­sta nuova di­sci­plina viene chia­ra­mente ri­co­no­sciuto, ed il si­stema assicurativo-previdenziale co­pre i ser­vizi spe­cia­li­stici ero­gati ai pro­pri utenti dai pro­fes­sio­ni­sti della nuova disciplina;
  • Ven­gono ema­nate leggi per il ri­co­no­sci­mento pro­fes­sio­nale della nuova specializzazione.

La si­tua­zione ita­liana e le pro­ble­ma­ti­che emerse dalle azioni di pro­mo­zione della salute

L’autore del pre­sente ar­ti­colo, nella ve­ste di di­ret­tore dell’Istituto Coor­di­na­tore per l’Italia della Pro­mo­zione della Sa­lute nei Luo­ghi di La­voro per l’Ufficio Eu­ro­peo dell’Organizzazione Mon­diale della Sa­nità, ha avuto modo, at­tra­verso il la­voro di col­la­bo­ra­zione con gli or­gani dello stato e con le al­tre parti so­ciali a li­vello na­zio­nale e lo­cale, di con­sta­tare come pur­troppo in Ita­lia, ri­spetto alla mag­gio­ranza delle na­zioni della co­mu­nità eu­ro­pea, man­chi an­cora non solo la co­scienza dell’importanza della pro­mo­zione della sa­lute ma spesso an­che la co­no­scenza dei suoi con­cetti fon­da­men­tali. Le po­che ini­zia­tive rea­liz­zate in am­biti pub­blici o pri­vati sono co­sti­tuite da azioni lo­de­voli ma iso­late, non hanno an­cora quella ca­pa­cità di ri­so­nanza a li­vello na­zio­nale che fa­vo­ri­rebbe il loro mol­ti­pli­carsi. Un’eccezione de­gna di nota è rap­pre­sen­tata dalla at­ti­va­zione, nella scuola su­pe­riore e in se­guito nella scuola dell’obbligo, di pro­grammi di edu­ca­zione alla salute.

Come già men­zio­nato, at­tual­mente per gli psi­co­logi ita­liani esi­ste un solo pro­gramma post-lauream di per­fe­zio­na­mento of­ferto dalla Fa­coltà di Psi­co­lo­gia dell’Università di Roma “La Sa­pienza”. Inol­tre al­cuni isti­tuti pri­vati ri­co­no­sciuti dallo stato per la for­ma­zione in psi­co­te­ra­pia hanno ini­ziato ad of­frire dei corsi di psi­co­lo­gia della sa­lute all’interno dei loro iter for­ma­tivi in psi­co­te­ra­pia. Dif­fi­cil­mente la psi­co­lo­gia e la pro­mo­zione della sa­lute po­tranno af­fer­marsi nel no­stro paese se prima non verrà fa­ci­li­tata una presa di co­scienza, da parte di tutte le parti so­ciali, della sua esi­stenza e del suo po­ten­ziale con­tri­buto. Per rag­giun­gere que­sto scopo con­si­dero cru­ciale il ruolo dei mezzi di co­mu­ni­ca­zione. Que­sto ri­tardo dell’Italia nel campo della pro­mo­zione della sa­lute po­trebbe es­sere tra­sfor­mato nell’opportunità di sfrut­tare le al­trui espe­rienze per trarne in­se­gna­mento e cer­care di evi­tare di re­pli­care er­rori già com­messi. A volte in­fatti si è cer­cato di pro­muo­vere il mo­dello di eco­lo­gia so­ciale della pro­mo­zione della sa­lute in ma­niera mec­ca­ni­ci­stica: que­sto rap­pre­senta non solo una con­trad­di­zione, ma an­che un esem­pio di man­canza di ef­fi­ca­cia nel con­se­gui­mento de­gli ob­biet­tivi.
Il dog­ma­ti­smo, l’autoritarismo, il ter­ro­ri­smo ideo­lo­gico che a volte si sono ma­ni­fe­stati in que­sto set­tore, sono stati rag­grup­pati sotto la de­fi­ni­zione di “fa­sci­smo sa­lu­ti­stico”. Tale de­fi­ni­zione è molto elo­quente e sot­to­li­nea come, an­che con le mi­gliori in­ten­zioni, si possa di­ve­nire parte del pro­blema e non delle so­lu­zioni. La pro­mo­zione della sa­lute può es­sere ra­pi­da­mente de­bel­lata nella sua cre­di­bi­lità da que­sta sorta di “fon­da­men­ta­li­smo” sa­lu­ti­stico. Cen­trarsi sulle per­sone, sulla co­mu­nità, sulla cul­tura nel cui am­bito si vuole pro­muo­vere la sa­lute, non è sem­pli­ce­mente de­si­de­ra­bile, è la di­scri­mi­nante che se­para un in­ter­vento con pos­si­bi­lità di suc­cesso da uno de­sti­nato al fal­li­mento. I fal­li­menti pos­sono es­sere di due tipi: puro e sem­plice fal­li­mento, o fal­li­mento ma­sche­rato da ap­pa­rente suc­cesso, ove i com­por­ta­menti della co­mu­nità in que­stione sono cam­biati, ma a prezzo della so­li­dità della cul­tura stessa.

Per co­struire ef­fi­ca­ce­mente una azione mi­rata alla pro­mo­zione della sa­lute è in­di­spen­sa­bile po­ter svi­lup­pare una ana­lisi quanto più ac­cu­rata pos­si­bile della de­li­cata eco­lo­gia socio-culturale in cui si vuole non im­porre, ma fa­ci­li­tare l’acquisizione di stru­menti per una mi­gliore pro­mo­zione della sa­lute. Per po­ter con­se­guire tale obiet­tivo è im­por­tante as­su­mere un at­teg­gia­mento di ri­spetto e di com­pren­sione em­pa­tica della co­mu­nità che si vuole aiu­tare a cre­scere nella sua ca­pa­cità di autoregolazione.

Ol­tre i pro­blemi so­vrae­spo­sti, l’insuccesso dei pro­grammi di pro­mo­zione della sa­lute mo­stra di so­vente la ri­cor­renza delle se­guenti cause (Fiel­ding, 1986; Zuc­coni, 1994):

  • ini­ziare un pro­gramma senza che il gruppo, la co­mu­nità, o l’organizzazione siano pronti e mo­ti­vati al cambiamento;
  • af­fron­tare i sin­tomi e non le cause;
  • non in­clu­dere nel pro­gramma gli obiet­tivi del gruppo, della co­mu­nità, dell’organizzazione a cui è destinato;
  • non in­clu­dere la par­te­ci­pa­zione at­tiva nella pia­ni­fi­ca­zione e rea­liz­za­zione del pro­gramma di tutte le com­po­nenti del gruppo, in­cluse le per­sone si­gni­fi­ca­tive della co­mu­nità o or­ga­niz­za­zione a cui il pro­gramma è destinato;
  • tra­scu­rare la qua­lità della pro­get­ta­zione e dei con­te­nuti del pro­gramma o della qua­li­fi­ca­zione pro­fes­sio­nale de­gli ad­detti alla sua realizzazione;
  • non avere a di­spo­si­zione ri­sorse adeguate;
  • avere un ap­proc­cio non rea­li­stico che eli­citi aspet­ta­tive ec­ces­sive, e pro­porre il pro­gramma come una panacea.

Lo “psi­co­logo della sa­lute” efficace

Nel campo della for­ma­zione si è con­cordi nel rag­grup­pare le va­ria­bili ne­ces­sa­rie per un ef­fi­cace esple­ta­mento di un pro­filo pro­fes­sio­nale nelle se­guenti fasi:

    1. Ana­lisi dei bi­so­gni formativi;
    2. Scelta dei me­todi di­dat­tici ef­fi­caci se­condo i prin­cipi di apprendimento;
    3. Ve­ri­fica dell’efficacia della formazione.

Ov­via­mente per mi­su­rare cor­ret­ta­mente l’efficacia della for­ma­zione è ne­ces­sa­rio fare una ana­lisi del rap­porto costi/benefici e del rap­porto tempi/benefici. Sono ne­ces­sa­rie al­cune con­si­de­ra­zioni in me­rito alla for­mu­la­zione del pro­filo ideale di uno psi­co­logo della sa­lute ef­fi­cace. Come pre­sup­po­sto alla sua at­ti­vità do­vrà avere svi­lup­pato le co­no­scenze, le at­ti­tu­dini e le ca­pa­cità pro­prie di un agente di pro­mo­zione del cam­bia­mento poi­ché i suoi com­piti po­tranno includere:

  • l’analisi dei bi­so­gni e delle prio­rità di pro­mo­zione della salute;
  • la pia­ni­fi­ca­zione e la va­lu­ta­zione de­gli interventi;
  • la fa­ci­li­ta­zione di in­di­vi­dui, gruppi e or­ga­niz­za­zioni a com­piere scelte salutari;
  • l’addestramento di per­sone e gruppi sulle va­rie te­ma­ti­che della pro­mo­zione della salute;
  • la crea­zione e l’uso di stru­menti per la pro­mo­zione della salute;
  • l’efficace uso dei me­dia per pro­muo­vere la salute.

A tal fine egli do­vrà pos­se­dere buone ca­pa­cità di co­mu­ni­ca­zione e so­prat­tutto di com­pren­sione em­pa­tica de­gli in­di­vi­dui e delle cul­ture or­ga­niz­za­tive. Egli do­vrà in­fatti co­no­scere il lin­guag­gio, le pra­ti­che e la cul­tura del mondo della me­di­cina e dei set­ting ospe­da­lieri; è im­por­tante che co­no­sca ed ab­bia espe­rienza de­gli stres­sori a cui sono sog­getti gli utenti ed il per­so­nale me­dico e pa­ra­me­dico di un ospe­dale. In un mondo sem­pre più ca­rat­te­riz­zato da una va­rietà mul­tiet­nica è im­por­tante che ab­bia ac­qui­sito co­no­scenze e abi­lità nel campo della psi­co­lo­gia in­ter­cul­tu­rale.
Inol­tre poi­ché la psi­co­lo­gia della sa­lute è una nuova di­sci­plina e una nuova pro­fes­sione che pre­su­mi­bil­mente in­con­trerà all’inizio al­cune re­si­stenze, è es­sen­ziale che egli pos­segga de­gli stru­menti per fa­ci­li­tare il la­voro di équipe, per fa­ci­li­tare la ri­so­lu­zione dei con­flitti e per tra­mu­tare i po­ten­ziali scon­tri in con­fronti ef­fi­caci orien­tati ad in­di­vi­duare so­lu­zioni vin­centi per tutti. Come agente di cam­bia­mento egli sarà av­van­tag­giato dalla sua ca­pa­cità di mo­ti­vare e pro­muo­vere ef­fi­ca­ce­mente il con­senso sulle pro­prie pro­po­ste, e que­sto sarà reso più fa­cile se egli pos­se­derà delle ca­pa­cità di ana­lisi dei bi­so­gni e di ana­lisi or­ga­niz­za­tiva.
Ma so­prat­tutto uno psi­co­logo della sa­lute ef­fi­cace do­vrà pro­muo­vere il cam­bia­mento se­guendo gli obiet­tivi de­li­neati dalla carta di Ot­tawa per la pro­mo­zione della sa­lute (OMS, 1986):

“Per pro­mo­zione della sa­lute si in­tende il pro­cesso che con­sente alla gente di eser­ci­tare un mag­gior con­trollo sulla pro­pria sa­lute e di mi­glio­rarla. Per con­se­guire uno stato di com­pleto be­nes­sere fi­sico, men­tale e so­ciale, l’individuo o il gruppo deb­bono es­sere in grado di iden­ti­fi­care e rea­liz­zare le pro­prie aspi­ra­zioni, di sod­di­sfare i pro­pri bi­so­gni, di mo­di­fi­care l’ambiente o di adat­tar­visi. La sa­lute vi­sta dun­que come ri­sorsa di vita quo­ti­diana, non come ob­biet­tivo di vita: un con­cetto po­si­tivo che in­si­ste sulle ri­sorse so­ciali e per­so­nali, ol­tre che sulle ca­pa­cità fi­si­che. Di con­se­guenza la pro­mo­zione della sa­lute non è re­spon­sa­bi­lità esclu­siva del set­tore sa­ni­ta­rio, ma su­pera la mera pro­po­sta di mo­delli di vita più sani per aspi­rare al benessere”.

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