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Carl Ran­som Rogers

08 aprile 2013

Carl RogersCarl R. Ro­gers nac­que ad Oak Park, Il­li­nois, l’8 gen­naio 1902 da una fa­mi­glia be­ne­stante, nu­me­rosa e di ri­gida os­ser­vanza fon­da­men­ta­li­sta. Lo stile di vita e i prin­cipi fa­mi­liari ri­cal­ca­vano, senza troppo di­sco­star­sene, il ri­gore e l’austerità dei Pa­dri Pel­le­grini che tre se­coli in­nanzi ave­vano fon­dato le prime co­lo­nie in terra ame­ri­cana. Di que­sta vi­sione del mondo erano parte in­te­grante: la mo­rale cal­vi­ni­sta della re­spon­sa­bi­lità per­so­nale non me­diata; la fi­du­cia nella pos­si­bi­lità, con­cessa ad ogni es­sere umano, di rea­liz­zarsi nella vita; lo spi­rito di com­pleta ugua­glianza nei rap­porti: da qui il ri­spetto pro­fondo per l’altro, il cui punto di vi­sta è im­por­tante al pari del no­stro e de­ci­sivo nelle scelte che lo ri­guar­dano. Tali con­vin­zioni, pre­co­ce­mente as­sor­bite, de­ter­mi­na­rono gli in­te­ressi teo­lo­gici del gio­vane Ro­gers e in se­guito ne avreb­bero in­for­mato l’opera teorica.

Dopo la lau­rea, egli fre­quenta l’Institute for Child Gui­dance, di im­po­sta­zione psi­coa­na­li­tica, e con­se­gue il dot­to­rato in psi­co­lo­gia cli­nica alla Co­lum­bia Uni­ver­sity, stu­diando con W. Kil­pa­trik, a sua volta al­lievo del fi­lo­sofo J. Dewey.

Grande sarà l’influenza del prag­ma­ti­smo sul pen­siero di Ro­gers: i ri­gidi prin­cipi as­sor­biti dalla fa­mi­glia ver­ranno stem­pe­rati in una vi­sione pro­gres­si­sta, di­na­mica e gli in­te­ressi filosofico-religiosi af­fian­cati dalla fi­du­cia nel me­todo specifico.

Nel 1924 Carl sposa He­len El­liott; dal ma­tri­mo­nio na­sce­ranno due fi­gli, Da­vid e Na­ta­lie. Per do­dici anni, dal 1928 al 1939, Ro­gers ri­mane al Child Study De­part­ment di Ro­che­ster, nello stato di New York. All’inizio egli im­po­sta il la­voro in modo tra­di­zio­nale: rac­co­glie le anam­nesi, som­mi­ni­stra i test, con­duce i col­lo­qui se­condo un ap­proc­cio pre­scrit­tivo ed im­per­so­nale ma ben pre­sto è de­luso dai ri­sul­tati e il con­tatto con una realtà umana e so­ciale dif­fi­cile lo in­duce ad ab­ban­do­nare il ruolo dell’esperto e a pre­di­li­gere il “sem­plice” ascolto, se­guendo i pa­zienti là dove i loro di­scorsi li con­du­cono (Ro­gers, 1980; Ra­skin, Ro­gers, 1989). In que­sto mu­ta­mento di rotta egli trova con­ferme e sti­moli nelle teo­rie di Otto Rank che co­no­sce sia di­ret­ta­mente sia at­tra­verso gli al­lievi F. Al­len e J. Taft.

Alla fine de­gli anni di Ro­che­ster, Ro­gers con­densa le sue re­centi ac­qui­si­zioni nel primo dei suoi li­bri: “The Cli­ni­cal Treat­ment of the Pro­blem Child” (1939), che gli vale una certa no­to­rietà nell’ambiente ac­ca­de­mico e, di con­se­guenza, una cat­te­dra di psi­co­lo­gia cli­nica all’università dell’Ohio, dove tiene un corso pio­nie­ri­stico di psicoterapia.

L’anno se­guente, il suo in­ter­vento ad un con­gresso all’università del Min­ne­sota può con­si­de­rarsi il ma­ni­fe­sto del nuovo ap­proc­cio: Ro­gers de­li­nea un nuovo tipo di te­ra­pia, il cui obiet­tivo non è quello “di ri­sol­vere un par­ti­co­lare pro­blema, ma di aiu­tare l’individuo a cre­scere, co­sic­chè egli possa far fronte ai pro­blemi at­tuali e fu­turi in modo più in­te­grato […] In se­condo luogo, que­sta nuova te­ra­pia mette in ri­lievo mag­gior­mente gli aspetti emo­zio­nali […] che quelli in­tel­let­tuali. In terzo luogo […] si con­cen­tra sulla si­tua­zione at­tuale piut­to­sto che sul pas­sato dell’individuo […] In­fine […] pone l’accento sulla re­la­zione te­ra­peu­tica stessa come espe­rienza di cre­scita” (Kir­schen­baum, 1979, pag.113).

Que­sta te­ra­pia è ra­di­cata nel la­voro di Rank, Taft e Al­len, in quello de­gli ana­li­sti neo­freu­diani, in par­ti­co­lare di Ka­ren Hor­ney, nella play the­rapy e nella te­ra­pia di gruppo. Sulla scia delle po­le­mi­che su­sci­tate da que­sta presa di po­si­zione, Ro­gers scrive la prima grande opera teo­rica “Coun­sel­ling and Psy­cho­the­rapy” (1942) che con­tri­bui­sce, in­sieme a “The Art of Counselling”di Rollo May (1939), a get­tare le basi del mo­vi­mento uma­ni­stico (Ya­lom, 1995).

Ma la no­vità più im­por­tante di que­sto li­bro è senza dub­bio di tipo epi­ste­mico: per la prima volta nella sto­ria della psi­co­te­ra­pia ven­gono re­gi­strate al ma­gne­to­fono e pub­bli­cate in­te­gral­mente le se­dute di una in­tera, sep­pur breve, psicoterapia.

Fino a quel mo­mento ciò che av­ve­niva du­rante il col­lo­quio non era di­spo­ni­bile ad una in­da­gine obiet­tiva, avendo quale unico ri­scon­tro i ri­cordi o gli ap­punti del te­ra­peuta. Il caso di Her­bert Bryan in­vece in­tro­dusse la psi­co­te­ra­pia in un am­bito pie­na­mente scien­ti­fico e inau­gurò un’entusiasmante sta­gione di ri­cer­che che vide Ro­gers e il suo gruppo fra i più attivi.

Nel 1945 egli si tra­sfe­ri­sce all’università di Chi­cago dove ri­mane do­dici anni, creando un Coun­sel­ling Cen­ter che pre­sto di­verrà uno dei più noti per la psi­co­te­ra­pia e la ricerca.

Nel 1951 esce “Client-centered The­rapy”, che am­plia e per­fe­ziona, da un punto di vi­sta fe­no­me­no­lo­gico, i prin­cipi con­te­nuti in “Coun­sel­ling and Psy­cho­the­rapy” e li estende alla te­ra­pia di gruppo, al campo edu­ca­tivo, lo svi­luppo delle ri­sorse umane e in­fine, ai con­te­nuti dei corsi di for­ma­zione in psicoterapia.

Nel 1957 Ro­gers ot­tiene la cat­te­dra di “psi­co­lo­gia e psi­chia­tria” all’università del Wi­scon­sin, di­ven­tando così il primo psi­co­logo cli­nico ad in­se­gnare in un di­par­ti­mento di psi­chia­tria. Come ab­biamo detto, le sue po­si­zioni si po­ne­vano in ra­di­cale scon­tro con quelle psi­chia­tri­che tra­di­zio­nali, per di più, le sue teo­rie erano state, fino a quel mo­mento, ap­pli­cate e ve­ri­fi­cate pre­va­len­te­mente su ra­gazzi dif­fi­cili, ge­ni­tori, stu­denti uni­ver­si­tari, in­somma su va­rie ti­po­lo­gie, tranne pro­prio quelle psichiatriche.

Da qui l’impegno, la “sfida” a ve­ri­fi­care se “le tre con­di­zioni ne­ces­sa­rie e suf­fi­centi” (che egli aveva de­fi­nito pro­prio in un ar­ti­colo del 1957) fos­sero ef­fi­caci an­che nei casi di psi­cosi; ciò si con­cre­tizzò nella lunga e po­de­rosa “ri­cerca del Wi­scon­sin” con gli schi­zo­fre­nici cro­nici del Men­doza State Ho­spi­tal. I ri­sul­tati, pub­bli­cati nel vo­lume “ The The­ra­peu­tic Re­la­tion­ship and its Im­pact: A Study of Schi­zo­ph­re­nia” (1967), fir­mato in­sieme a E. Gend­lin, D. Kie­sler e C. Truaux, di­mo­strano in sin­tesi che le at­ti­tu­dini di em­pa­tia e ac­cet­ta­zione espli­cate dal te­ra­peuta sono dav­vero cor­re­late al mi­glio­ra­mento psi­co­lo­gico del pa­ziente, ma sol­tanto se quest’ultimo rie­sce a recepirle.

Nel 1964 Ro­gers ri­nun­ciò all’insegnamento uni­ver­si­ta­rio e si tra­sferì al pre­sti­gioso We­stern Be­ha­viou­ral Science In­sti­tute di La Jolla, in Ca­li­for­nia. In que­gli anni la West Coast era un cro­giolo di fer­menti e di idee in­no­va­tive in campo po­li­tico, so­ciale e culturale.

Nel 1962 era stata fon­data da A. Ma­slow la As­so­cia­tion of Hu­ma­ni­stic Psy­cho­logy (Bu­hler, Al­len, 1972), in cui si ri­co­no­sceva la co­sid­detta “terza forza” fra psi­coa­na­lisi e com­por­ta­men­ti­smo, for­mata da stu­diosi di va­ria pro­ve­nienza teo­rica: ol­tre a Ma­slow e a Ro­gers, ri­cor­diamo G. All­port, R. May, F. Pearls, G. Kelly.

Im­merso in que­sto clima, Ro­gers vi con­tri­buì ap­pli­cando il suo ap­proc­cio all’educazione, al ma­na­ge­ment, ai “gruppi di in­con­tro”, alla co­mu­ni­ca­zione in­ter­cul­tu­rale, alla fi­lo­so­fia della scienza; ad ognuno di que­sti ar­go­menti cor­ri­spo­sero ri­cer­che e pubblicazioni.

Nel 1969 Ro­gers crea, con al­cuni col­le­ghi, il Cen­ter for the Study of the Per­son, che di­ven­terà punto di in­con­tro e coor­di­na­mento delle va­rie espe­rienze di “ap­proc­cio cen­trato sulla per­sona” che stanno sor­gendo nel mondo.

Ma il cul­mine dell’impegno di Ro­gers è senza dub­bio la fon­da­zione, dell’ In­sti­tute for Peace, per lo stu­dio e la ri­so­lu­zione dei con­flitti. In­sieme a nu­me­rosi col­la­bo­ra­tori egli fa­ci­li­terà grandi gruppi d’incontro fra cat­to­lici e pro­te­stanti a Bel­fast, fra rap­pre­sen­tanti dell’Europa dell’Est e dell’Ovest, fra neri e bian­chi in Sud Africa, fra capi di stato e di­plo­ma­tici dell’America Cen­trale ed espo­nenti del go­verno de­gli Stati Uniti. Ciò gli varrà la can­di­da­tura al pre­mio No­bel per la pace.

Fino a po­chi giorni prima della morte, il 7 feb­braio 1987, Ro­gers la­vora con l’ex-allievo e col­la­bo­ra­tore N. Ra­skin alla ste­sura del ca­pi­tolo sulla client-centered the­rapy, pub­bli­cato po­stumo nella rac­colta di Cor­sini e Wed­ding (1989), che co­sti­tui­sce il suo te­sta­mento spirituale.